Canapa Vs Cannabis: che differenza c’è?

Canapa Vs Cannabis: che differenza c’è?

Molti, quando sentono parlare di canapa, tuttora storcono il naso o accennano una risatina, non sapendo, probabilmente, di cosa si stia parlando. Anche i media e le forze dell’ordine, spesso, fanno confusione in merito. Oggi desideriamo fare chiarezza sulla differenza fra canapa e cannabis.

Partiamo dal presupposto che, in realtà, canapa e cannabis sono rispettivamente il termine italiano e latino per indicare la stessa pianta. Nell’uso comune, però, vengono utilizzati per differenziare la canapa industriale a basso contenuto di THC, da quella a scopo ricreativo o medicale ad alto contenuto di THC.

Cos’è la canapa?

Quando si parla di canapa, ci si riferisce a tutte quelle varietà a basso contenuto di THC (<0,5%) iscritte nel registro agricolo europeo dei semi certificati, che possono essere coltivati liberamente in Italia se in possesso di Partita IVA agricola (legge 242/2016). Dalla canapa industriale si ricava fibra per tessuti, mattoni per la bioedilizia, carta, farina per alimenti e, perché no, ultimamente anche i fiori di canapa certificati venduti in tanti Canapa Shop. La canapa non ha alcun effetto psicotropo grazie al bassissimo contenuto di THC presente in queste varietà. I fiori di canapa suscitano molto interesse per l’alto contenuto di un altro cannabinoide, il CBD, privo di efficacia drogante e dalle innumerevoli proprietà.

Non chiamatela “marijuana”

Con l’avvento della Rivoluzione Civile messicana del 1910, circa 900.000 messicani emigrarono negli Stati Uniti, portando con sé la parola “mariguana”. Negli USA, prima di allora, il termine più comunemente utilizzato per definire la pianta era cannabis e tanti medici la prescrivevano per trattare numerosi disturbi. L’elevato numero di immigrati messicani che invase le frontiere statunitensi fomentò un clima di odio e razzismo e i media americani, seguendo la linea politica del momento, cominciarono ad associare alla cannabis tutti i mali del mondo per colpire chi ne faceva uso.

Harry J. Anslinger, ispettore del Bureau of Prohibition, oltre ad odiare la cannabis, era anche estremamente razzista. Fu così che nel 1937 colse l’occasione per colpire la cannabis e, al contempo, denigrare le minoranze etniche. Portò avanti una vera e propria campagna del terrore contro la cannabis e, sfruttando esclusivamente la parola messicana marijuana, riuscì ad instillare nei cittadini statunitensi la paura verso gli immigrati, che – a suo dire – facevano uso di una droga “estremamente pericolosa”.

«Ci sono 100.000 fumatori di marijuana negli Stati Uniti e la maggior parte sono negri, ispanici, filippini e gente dello spettacolo; la loro musica satanica, jazz e swing, è il risultato dell’uso di marijuana. Il suo uso causa nelle donne bianche un desiderio di ricerca di relazioni sessuali con essi». Harry J. Anslinger

Cos’è la cannabis

Con la parola cannabis è ormai di uso comune riferirsi a piante di canapa con alto contenuto di THC, utilizzate per lo più per scopi ricreativi. In Italia queste varietà sono illegali e sono iscritte nel registro delle droghe. Tanti utilizzano tuttora anche la parola “marijuana” per definire le varietà con THC alto, ma proprio per la sua connotazione negativa sopracitata, preferiamo non usarla.

E poi c’è la cannabis terapeutica

Esiste anche la cosiddetta “cannabis terapeutica”. Si tratta di varietà di cannabis con THC (anche elevato) coltivate in maniera controllata e regolamentata, in modo che siano prive di agenti inquinanti, muffe, metalli pesanti e quanto di potenzialmente dannoso per la salute. La cannabis terapeutica viene utilizzata a scopo medico per trattare svariati disturbi. Può essere acquistata in farmacia solo dietro prescrizione medica e non è di libera vendita in Italia. Recentemente l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha invitato gli Stati membri dell’Unione Europea a depenalizzare il THC per poter condurre maggiori ricerche sulle sue proprietà terapeutiche sull’essere umano.

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